LE MALATTIE REUMATICHE O REUMATISMI : COSA SONO, QUALI SONO, COSA FANNO

Il concetto di malattia reumatica o reumatismo risale all’antico  concetto ippocratico di flussione  (la parola deriva dal verbo che in greco significa scorrere).  Nella concezione del sommo medico di Coo, fondatore della medicina come scienza naturale,  i reumatismi sono provocati dai  cattivi umori, il cui patologico accumulo nelle articolazioni è causa di infiammazione, come tipicamente si verificherebbe nella gotta (da gutta = goccia), da sempre considerata il classico esempio di malattia reumatica che colpisce ora questa ora quella articolazione.

Le malattie reumatiche interessano infatti le articolazioni, che sono le strutture più vulnerabili dell’apparato locomotore, cioé quel complesso di organi che ci consente di muoverci nello spazio.

Le malattie reumatiche (o reumatismi) costituiscono un vasto campo della patologia umana, la cui conoscenza si è notevolmente affinata in questi ultimi decenni determinando la nascita di una nuova branca specialistica della medicina: la Reumatologia. La larga maggioranza delle malattie reumatiche condivi­de una o più delle seguenti caratteristiche:

  1. la malattia interessa in genere le articolazioni o le strutture anatomiche ad esse collegate: ossa, muscoli, tendini e guaine tendinee (tenosinoviali), legamen­ti, inserzioni tendinee o legamentose (entesi), borse e fasce;
  2. il sintomo più evidente della malattia è rappresen­tato dal dolore a carico di queste strutture;
  3. quasi sempre sono identificabili fenomeni connessi con un processo di natura infiammatoria più o meno rilevante;
  4. all’origine della malattia è frequentemente ricono­scibile una perturbazione della reattività, che può essere in rapporto con le risposte immunitarie o con reazioni tissutali o più semplicemen­te con una ipersensibilità  al dolore del soggetto “reumatico”.

Le malattie che interessano direttamente o indiret­tamente le articolazioni  sono numerose; si dice comunemente che esistono più di cento malattie reumatiche diverse, naturalmente molto differenti per frequenza e gravità.  Mol­te malattie reumatiche hanno rilevante importanza medico-sociale per la loro vasta diffusione  e per il loro potenziale di disabilità, basti citare la cardiopatia reumatica, l’artrite reumatoide, le gravi artrosi e l’osteoporosi.

Nell’ambito delle malattie reumatiche  si possono riconoscere diversi gruppi di affezioni, che passeremo rapidamente in rassegna per dare una idea della varietà e della complessità di questa materia.

Alcune malattie reumatiche dimostrano uno stretto rapporto con i processi infettivi.   Nelle artriti infettive le lesioni sono causate direttamente dal germe che ha invaso l’articolazione, nelle malattie post-infettive (come nella febbre reumatica o reumatismo articolare acuto) il microrganismo è responsabile dell’insorgenza della malattia, ma le lesioni dipendono dall’anomala risposta immunitaria dell’ospite.

I reumatismi cronici  primari costitiscono il  nucleo centrale della Reumatologia in quanto queste malattie e per frequenza e per potenziale invalidante rappresentano la patologia che maggiormente impegna lo specialista reumatologo dal punto di vista clinico. I reumatismi infiammatori cronici inoltre costituiscono anche dal punto di vista scientifico una sfida tutt’ora aperta, in quanto non ne sono note le cause: appunto per questo motivo continuano ad essere chiamati primari. In conseguenza di questa ignoranza  non è possibile in alcun modo effettuarne la prevenzione, cosa che è possibile con le malattie post-infettive, come è accaduto per la febbre reumatica, la cui più grave complicanza, vale a dire la cardiopatia reumatica, è oggigiorno pressocché scomparsa da noi..  I reumatismi cronici primari sono dunque delle malattie infiammatorie che colpiscono le articolazioni e le strutture periarticolari con andamento spontaneamente cronico e progressivo, spesso deformante e anchilosante.

Nell’ambito dei reumatismi cronici primari sono distinguibili due raggruppamenti: il “raggruppamento reumatoide” e il “raggruppamento spondiloartritico”. Le forme reumatoidi colpiscono elettivamente le articolazioni  degli arti,  le forme spondiloartritiche interessano in genere la colonna vertebrale. Sebbene si tratti di malattie reumatiche con predominante interessamento articolare e periarticolare, non mancano in esse frequenti manifestazioni sia  di carattere generale (febbre, anemia, calo ponderale, affaticabilità) sia a carico di altri organi o apparati (cute, mucose, occhio, organi interni).

Con il termine di “connettiviti sistemiche” si intende un gruppo di malattie, già chiamate “malattie diffuse del collageno” o “collagenosi”.  Il concetto di malattie diffuse del collageno  prende le mosse da  osservazioni effettuate negli anni ’30, quando si era riusciti a provocare una artrite sperimentale  iniettando siero di cavallo nei conigli, dimostrando nelle lesioni la presenza di una peculiare sostanza  chiamata “fibrinoide”, che si poteva riscontrare facilmente  nei tessuti di pazienti affetti da particolari malattie. Negli anni ’50 si riuscì a dimostrare che la sostanza fibrinoide presente nelle lesioni delle malattie sistemiche del tessuto connettivo conteneva una o più plasmaproteine con le proprietà degli anticorpi. Le cinque malattie classicamente considerate “malattie diffuse del collageno”  sono  l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la polimiosite/dermatomiosite, la sclerodermia o sclerosi sistemica  e la poliarterite nodosa.

Le connettiviti sistemiche sono tipicamente malattie dovute al concatenarsi di diverse cause.  Tra i fattori responsabili svolgono un ruolo di volta in volta più o meno importante fattori genetici, fattori ambientali tra i quali molto probabilmente fattori infettivi, fattori endocrini (in particolare gli ormoni sessuali), fattori genericamente definibili “stressanti” sia in senso fisico che psicologico. La malattia insorge per alterazioni del sistema immunitario, che da sistema difensivo nei confronti degli agenti estranei si trasforma in sistema offensivo, attaccando le cellule ed i tessuti dell’organismo stesso mediante auto-anticorpi o particolari cloni di cellule aggressive.

I reumatismi dismetabolici  dipendono da turbe meta­boliche che condizionano la precipitazione o deposizione di materiale microcristallino  nelle articolazioni. Il più noto di questi reumatismi è rappre­sentato dalla gotta, che è dovuta ad un eccesso di acido urico nel sangue. L’adido urico è una sostanza scarsamente solubile e deriva dal metabolismo delle purine, importanti sostanze che entrano nella composizione degli acidi nucleici, presenti nei nuclei di tutte le cellule dell’organismo. La gotta colpisce tipicamente il maschio adulto maturo, e se non adeguatamente trattata, può causare sofferenza cronica delle articolazioni, deposizione di materiale cristallino nei tessuti (tofi) ed anche insufficienza renale.

I  reumatismi degenerativi comprendono tutte le forme di artrosi. Nelle forme primarie prevalgono i fattori di natura eredo-costituzionale, nelle forme secondarie fattori di natura meccanica, traumatica, etc.

I reumatismi extra-articolari o delle parti molli  sono rappresentati da numerose affezioni nelle quali le manifestazioni dolorose sono molto appariscenti, mentre la quota infiammatoria è molto variabile. Vengono fatte rientrare in questa categoria molte affezioni a carattere localiz­zato quali le periartriti, le tendiniti, le borsiti , le entesiti e le fibromialgie.  Sebbene a queste forme sia sempre stata prestata poca attenzione, costituiscono una larghissima parte delle affezioni dolorose comunemente etichettate  come “dolori reumatici” e sono responsabili   di innumerevoli episodi di disabilità transitoria e di giornate lavorative perse.

Le malattie infiammatorie croniche delle articolazioni costi­tuiscono una delle più frequenti  cause di invalidità. La più importante  è  senz’altro l’artrite reumatoide, che colpisce lo 0.5-1 % della popolazione. Si calcola che in Italia esistano almeno 350.000 persone affette da questa malattia. Contrariamente all’opinione corrente l’artrite non è una malat­tia delle persone anziane: può iniziare a qualsiasi età ed ha il suo picco di incidenza nelle donne in età fertile. L’artrite colpisce anche i bambini. Si calcola che ogni anno si verificano 100 nuovi casi ogni milione di bambini, per cui nel nostro Paese esistono sicuramente più di 10.000 bambini affetti da ar­trite reumatoide dell’infanzia. L’artrite raramente guarisce de­finitivamente, tuttavia se curata con perizia consente nella lar­ga maggioranza dei casi di evitare l’invalidità. Richiede tutta­via un trattamento molto articolato, farmacologico e riabilitativo, per cui è indispensabile che venga diagnosticata precocemente e seguita con costante attenzione da parte del medico, possibilmente con la supervisione di uno specialista esperto.

L’artrosi, malattia degenerativa delle articolazioni, è la patologia reumatica a maggiore diffusione nella popolazione. Le sue forme più gravi, quali la coxartrosi (artrosi dell’anca) e la gonartrosi (artrosi del ginocchio), sono altamente invalidanti, ma anche le altre forme, quali quelle che interessano la colonna vertebrale, le mani ed i piedi, hanno un elevato impatto sociale in termini di morbilità, disabilità e sofferenza fisica. Sebbene non esista uno stretto legame tra artrosi ed invecchiamento, è evidente che l’allungamento della vita media ha reso più pressante ed onerosa la richiesta sanitaria connessa con  i processi degenerativi a carico del sistema muscolo-scheletrico.

L’osteoporosi, cioé l’assottigliamento delle trabecole che costituiscono l’osso, rendendolo più fragile, rappresenterà sempre di più un rilevante pro­blema sanitario nel mondo occidentale a motivo del progressivo invecchiamento della popolazione. Ciò si traduce in maggior ri­schio di fratture, con relativi periodi di allettamento e compli­canze anche fatali. In Italia è stato stimato che si verificano quasi 50.000 fratture non traumatiche all’anno, per lo più dovu­te all’osteoporosi. Negli ultimi anni in questo campo sono stati effettuati importanti progressi dovuti a due ordini di fattori: la possibilità di poter quantificare con molta precisione il contenuto minerale dell’osso (densitometria o mineralometria), la disponibilità di medicamenti in grado di influire favorevolmente sul contenuto minerale dell’osso. E` quindi prospettabile una precoce individuazione dei soggetti a rischio che potrà consen­tire di prevenire l’osteoporosi con il trattamento più appro­priato a seconda del caso.

Artrite, artrosi ed osteoporosi costituiscono il complesso di malattie responsabili di oltre il 90 % delle condizioni morbose invalidanti a carico dell’apparato locomotore. E` stato calcolato che se si trovasse il modo di guarire ogni forma di tumore, la vita della popolazione si allungherebbe di 1.7 anni, la vita in buona salute di soli 4 mesi. Ma se si trovasse il modo di evitare le malattie dell’appa­rato locomotore, anche se la vita si allungherebbe solo di 2 mesi, la vita in condizioni di benessere si allungherebbe di almeno 5 anni.

Emerge da quanto detto il rilevante impatto che le malattie reumatiche hanno sullo stato di salute e di benessere della popolazione; conseguentemente è urgente che la loro conoscenza sia più diffusa e più approfondita. L’assistenza al malato reumatico è purtroppo nel nostro Paese lacunosa e incompleta. E’ compito anche dell’opinione pubblica, in concerto con le Associazioni Volontarie dei Malati Reumatici, sollecitare le Autorità Accademiche e le Autorità Sanitarie perchè alla Reumatologia sia dato maggiore spazio nella  formazione del medico, nella ricerca scientifica e nell’assistenza sia ambulatoriale che ospedaliera.